mercoledì 28 marzo 2012

PLAY 2012 Fotoriporto - Show Room meno show e più rum

Chiusa Play 2012 e tolti gli allestimenti fantastici, le scenografie meravigliose, gli elementi di stupore, le strutture grandiose, i mock-up titanici o i personaggi coinvolgenti, non ci resta che raccontare di qualcosa che invece c'era.
Evento di grande richiamo per tutti i più grandi editori, evento pubblico e pubblicitario, promozionale, distintivo, e vediamo con quanta verve i protagonisti si siano posti concorrendo per la noia degli avventori:

Ghenos Games che, per pentirsi di aver portato qualche interessante sagoma di cartone (e soprattutto di non averle offerte in 3D), sceglie un allestimento "a pezze", noto ai designer d'interni come stile "'na scarpa e 'na ciavatta".




DaVinci punta tutto sul suo titolo di punta, che punta ad essere punta d'iceberg puntata dall'"inaffondabile" editrice italiana. Per colpire il pubblico DaVinci spara così in mezzo al corridoio tutto l'impatto grafico del gioco riproponendolo in proporzione gigante.
Fa male il doppio..



Giochix, punta invece sull'eleganza e la discrezione, come una prostituta in un angolo di strada. Anche qui minigonne per (mal)coprire l'orrore dei pannelli e sprazzi di colore tutt'altro che sostenuti nell'intento dai titoli della casa. Ci dispiace vedere il vincitore del Puzzillo Marrone 2011 relegato, per quanto comprensibilmente, in un cantuccio del genere.


Editrice Giochi, della serie "non ci proviamo nemmeno". anche qui qualche mutanda corta senza nemmeno la decenza, oppure con l'estremo pudore, di evidenziare il proprio nome. Come abbiamo capito di chi si trattasse? Siamo stati colpiti e avvinti dalla mole di novità, da Risiko a Risiko B, da Risiko C a Risiko Cs. (c'è anche gente che preferisce la 3.5).


Oliphante, che secondo i dettami del design moderno si attiene ad un efficace minimalismo, d'altra parte considerate le spese per alimentare il buon Faenza, si è già fatto un gran lavoro così.
Giustificati.





Cranio, sebbene non esattamente il paradiso ottico del giocatore, quanto meno il loro stand ha permesso a migliaia di occhi di prendere respiro dalle nauseanti paretine della fiera. Il colore ai posteri, ma intanto è punto di ristoro (almeno a giudicare dai tavoli).




Anche Asterion ci prova,  una banda nera delinea l'orizzonte ottico, i tavoli sempre pieni coprono in parte lo scempio alla base, il tutto quasi capendo, di secondo acchito, di quale editore si tratti. Rimane che un Takenoko con il panda qualche centimetro più lungo sia il top dell'effetto fiera.




Il Folletto del mare, alla stregua dei "grandi" editori italiani riesce a tenere sullo stile, ma si lascia scappare una versione da demo arricchita per il distribuito Drako. Iniziando così dove arriveremo, a pupazzi giganti appesi al soffitto?



E via così, tra pezzi di carta alle pareti e drappi da lasciare il freddo ai piedi della nonna. Spiccano invece il fortino Red Glove, che ci mette almeno il colore, e il solito space marine della Games Workshop, ormai veterano di più fiere che guerre.

Evidentemente infastiditi dalla tendenza positiva degli ingressi, gli organizzatori hanno proposto una serie di scelte, dai percorsi agli allestimenti, per riportare la manifestazioni a quote più normali per una convention italiana.
Gustosa la quantità pantagruelica di tavolacci da fraschetta mobile e sedie da porchettaro di periferia, così come affascinanti le paratie di moquette color cacarella usate come separé tra gli stand, stand tutti spalle alle pareti: precauzione, avessero mai dovuto fare la fine dei VIP...

La LEGO fa la parte del leone nel padiglione dell'Area Autoproduzione, sottraendo l'attenzione di tanti bambini e genitori da ricche partite a Succhiamelo (o Socc'mel, in dialetto locale), un vero peccato per il ruolo del gioco nella didattica infantile.
Sempre vivace e coinvolgente il padiglione dedicato ai videogiochi, in cui, mentre quelli che avevano portato le console ci giocavano, parte del pubblico finito in fiera per un errore dell'autista di pulmini gialli, gli dava giù di brutto con il calcio balilla. Ah, quando c'era lui...

Stando sulle spalle dei giganti, Play può iniziare la propria organizzazione da dove altre fiere come quella di Essen si sono fermate, con questa possibilità, e visti i risultati, sembra però che Play, più che sulle spalle, si sia piazzata tra le palle dei giganti. Qualcosa da accantonare con una soddisfacente grattata.

Fortunatamente per tutti però, nascosto tra tavoli vuoti e scatole di Dixit, tra novità di tre anni fa e prototipi senza futuro, c'è il gioco, quello che diverte senza offendere, quello che fa da sé un po' di spettacolo, quello che ci fa sentire un po' più Normal e un po' meno Very Important Pirla.


19 commenti:

  1. EHM... chiedo scusa... che cosa sta facendo il tizio all'estrema destra nella foto dello stand di Oliphante? °_°

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  2. Capisco l'ironia della discussione, ma credo vada sottolineato che non è un caso se il 90% delgi stand fanno attenzione alle "spese accessorie". Il problema di fondo è che, purtroppo, il mercato del gioco in Italia è davvero ristretto e riuscire a trarne profitto è quasi un'utopia per i piccoli editori. Per riuscire a restare a galla senza rimetterci troppi soldi devi essere molto bravo, altrimenti "si chiude".
    Diciamocelo chiaro, al momento non girano fatturati che possano giustificare grandi investimenti per nessuno ... e neanche piccoli investimenti se non quelli rivolti ai prodotti di vendita e ad un marketing mirato.
    Vi faccio un esempio : se volete fare anche una sola parete figa, considerate che vi costerà una bella cifretta, che corrisponde almeno (ma almeno!!!) al guadagno che si ottiene dalla vendita di una trentina di copie di un gioco medio (considerate grafica del cartellone, trasporto, costo della produzione etc). Ma non ci dimentichiamo che, come editori o negozianti, abbiamo pagato la fiera, il trasporto, l'hotel, e qualcuno ha anche pagato per avere un pò di pubblicità ad esempio nei percorsi di gioco o nei volantini della fiera... Non dimentichiamoci nemmeno che le pareti sono 3 e che sarebbe anche carino allestire i tavoli!
    Credo che a noi tutti piacerebbe avere stand bellissimi come quelli che possiamo ammirare al motor-show con ragazze fichissime che presentano i giochi, ma se non lo fa nessuno (ok, nintendo a Lucca lo faceva, ma è un altro pianeta!) un motivo ci sarà. Il motivo è semplice: le società devono stare attente a spendere ogni centesimo perchè la situazione è molto delicata, e spesso si preferisce spendere i propri centesimi per una pubblicazione, per una grafica leggermente migliore sul prodotto finale o per una pubblicità mirata che potrebbe costare meno ed avere più visibilità.
    E' chiaro che potete dire "ok, ma i cartelloni o le "coreografie" si riutilizzano". E' vero, ma trasportarle ha un costo, montarle ha un costo, lasciargli uno spazio in magazzino ha un costo, e a volte può capitare che si rovinino o che si deteriorino dando un senso di "vecchiume" a causa del quale è addirittura meglio non riutilizzarle.
    Insomma, siamo in un momento in cui un editore piccolo o un negoziante non può pensare di fare una fiera "in rimissione" per aumentare la sua visibilità, ma deve cercare di trarre liquidità dalla fiera per poter investire in un nuovo progetto, magari cercando di ottenere "il massimo della visibilità con il minimo ... costo"
    Saluti
    Dany

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  3. "e qualcuno ha anche pagato per avere un pò di pubblicità ad esempio nei percorsi di gioco o nei volantini della fiera... "

    di questo se ne parla nell'altro articolo:)

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  4. "se volete fare anche una sola parete figa, considerate che vi costerà una bella cifretta"

    Diavolo! E io che pensavo che i costi d'allestimento si ammortizzassero! Certo, stampare dieci metri per due di teli costa almeno 300 euro, e poi devi avere un furgone per portarla in giro. Ma se non hai 300 euro da investire in promozione e un furgone per portare la roba, forse è il caso che smetti di fare l'espositore.

    Non stiamo parlando di uno spot di tre minuti su italia uno, stiamo parlando di striscioni che fra un po' li usano pure le associazioni . Non credo che Asterion e Cranio falliranno perché avevano lo stand più curato, credo invece che si tratti proprio di un tipo di investimento che costa un cazzo e rende lo stand più figo. Francamente spero che questi "nuovi" espositori alzino gli standard, e che la concorrenza migliori la qualità (magari anche dei giochi! eh! magari!)

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  5. Paradroide, Olifà.

    Dany, non siamo entrati nel merito della scelta di non allestire, diciamo solo che in un contesto fieristico allestimenti e altri elementi di spettacolare attrazione sono quanto meno d'uopo, per coccolare il pubblico come per attirare una quantità di visitatori "casual".
    Questo da parte degli standisti quanto da parte dell'ente fiera.
    Poi, ad un'analisi un pelo più profonda direi che è piuttosto difficile da accettare l'idea che un editore abbia a che fare con conti che non permettano azioni promozionali di questa portata, tanto da mettere in dubbio la stessa capacità produttiva della società in questione.
    Se poi ancora volessimo considerare l'andamento del nostro mercato editoriale, appare invece accogliente piuttosto che insostenibile, considerando il fiorire negli ultimi anni di piccole case editrici che, a dirla tutta, sembrano essere pure quelle che più si danno da fare, anche nell'ambito promozionale fieristico.

    In generale non emergono elementi come professionalità e iniziativa, con il risultato di produzioni talvolta grossolanamente difettose e fiere al di sotto dei livelli internazionali e, soprattutto, possibili.

    Le motivazioni possono essere quelle da te illustrate, ma non certo per tutte le realtà presenti ad esempio in questa PLAY, rimane pertanto il nostro "pungolo" ad uno sforzo maggiore per curare il "sense of wonder" delle fiere nazionali. Un investimento che già abbiamo visto fruttare in altre realtà.

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  6. Trovo l'attenta analisi del Puzzillo decisamente corretta e costruttiva. Non la trovo assolutamente in antitesi con la mia. In effetti è un bene che ci sia il volstro "pungolo" volto al miglioramente.
    X Black: E' chiaro che quando mi riferivo all'investimento, non mi riferivo esclusivamente ai "300 euro" , ma ad una spesa complessiva per la fiera che, compresi i costi per lo stand e tutto il resto, comporta comunque la necessità di fattarare circa 7000 euro solo per raggiungere la parità, e non è semplicissimo incassare 7000 euro in 2 giorni come puoi immaginare. Bisogna quindi operare con molta attenzione per non rischiare di andare sotto.
    Quindi sono daccordo con te: i costi si ammortizzano, i costi vengono detratti o dedotti dalle tasse, ma alla base di tutto ciò ci devono essere gli utili, perchè senza di quelli è piuttosto difficile tirare avanti!
    Ops... non so se con questi discorsi sono stato inopportuno qui, ma mi faceva piacere esporrli, perchè leggo con piacere il vostro blog.
    Se, per gioco e visto lo spirito del Blog, posso permettermi di mettervi a confronto, devo dire che l'analisi del Puzzillo è stata molto più apprezzabile e costruttiva ;).
    Dany

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  7. Eccerto. Io non sono costruttivo manco con le lego. Però espositori che pensano in avanti e spendono ln prospettiva ce ne sono, e non parlo di editori grossi...

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  8. In somma la parte importante del mio concetto la esprime più che chiaramente il tizio sulla destra nella foto dello stand di Oliphante. Specificando che di lì a poco non avrebbe gettato arcobaleni dalla gola.

    In aggiunta potrei dire che si notano in generale due diversi approcci agli eventi fieristici:
    1- fare cassa, vendendo più prodotti possibile, viaggiando a basto costo e badando, più che al "bilancio positivo", proprio al guadagno netto delle vendite dirette (ossia di copie vendute dall'editore a prezzo da negoziante, talvolta accidentalmente senza neanche emissione di ricevuta fiscale).
    2- fare pubblicità, ossia promuovere i propri prodotti cercando di approfittare dell'evento per farne provare e metterne in circolazione il più possibile (ammesso che il prodotto sia ritenuto valido), con sconti e promozioni varie, considerando la fiera appunto come un investimento pubblicitario, quindi anche un momento di spettacolo per attirare l'attenzione tra gli altri editori, con un occhio più attento ai benefici a lungo termine che non all'immediato rientro monetario.

    Ma non sto dicendo nulla di nuovo né d'interessante, per fortuna da domani potrei tornare a fare sesso (con un essere senziente) e smettere di menare 'sta roba.

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  9. Mr Black Pawn che esprime apprezzamento per le politiche editoriali di qualcuno?
    Faccio uno screenshot!

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  10. Ciao Ragazzi,

    1)dite al Puzzillo che dare il nome alla propria mano sinistra non vuol dire finanzarsi e che un cane non è un essere senziente.

    2)la mia opinione è che finchè gli editori italiani (di cui faccio parte) penseranno in piccolo non si possono lamentare che il mercato è piccolo...

    3)Certi stand potevono tranquillamente essere stand di mozzarelle, non si capiva minimamente che facevano giochi....

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  11. Zio Tentacolo2 aprile 2012 16:47

    Accidenti... Anonimo Editore di Giochi, io sono un uo... un essere accondiscendente, perciò mi spiace contraddirti: i cani sono esseri senzienti, e la prova è che non giocano ai boardgame del Grande Autopromotore.

    Il tuo post però pone un interessante quesito: se un editore italiano pensasse in grande, guadagnerebbe il diritto di lamentarsi che il mercato è piccolo?

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  12. Ormai in Italia per proclamarsi editore basta fare una fascia colorata con scritto "edizione italiana" da mettere sulla scatola, stampare le regole scaricate da internet su fogli A4 (a colori, se si vuol dare sfoggio di opulenza) e fare un comunicato.
    Oppure fare come quelli in Area Autoporazzone: comprare uno stock di pedine, stampare le plance su fogli A4 (a colori, se si vuol dare sfoggio di opulenza), infilare tutto in una busta trasparente e farsi taggare su facebook dall'Autore Ferenziale.
    O ancora, prendere il vecchio gioco che si aveva nel cassetto, farlo illustrare dal cugino oppure no, metterci dei pezzi originali oppure no, delle regole più o meno divertenti oppure no, stampare le regole su fogli A4 (a colori, se si vuol dare sfoggio di opulenza), oppure no, e autopubblicarsi il proprio giochino oppure Prestige.
    Insomma, anche io potrei autoproclamarmi editore, anche senza aver editato alcunché, e forse farei comunque più bella figura di altri che, pur essendo editori, stampano regole italiane su fogli A4 a colori perché sono ricchi, e le infilano in scatole multilingua coi pezzi in grecoturco.

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  13. Secondo me se uno pensa in grande può lamentarsi di quello che vuole perchè almeno porta le gnocche in fiera....

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  14. Puffo Giocatore3 aprile 2012 09:28

    Che tristezza! Non ci sono stato , ma dalle foto veramente la cosa mi fa tristezza.... speravo che PLAY sarebbe diventata la Essen Italiana, ma si sta afflosciando.... se le case editrici non ci mettono del loro lo devono fare gli organizzatori, la manifestazione deve essere appagante e non lasciata a se stessa in balia di chi non vuole spendere.

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  15. X Zio Tentacolo: Domanda interessante....! La mia risposta è "No!". Quel grande editore avrebbe dovuto valutare il mercato un attimino prima di lamentarsi !
    E poi quali sono in italia i Grandi Editori? In Italia solo uno è "Il Grande Editore di giochi" che purtroppo non ha nulla a che fare con questo mercato ed è "Giochi Preziosi". Giochi Uniti è un altro grande editore, ma infinitamente più piccolo . Poi c'è editrice giochi che forse è un grande editore. E poi ci sono gli altri che non è possibile definire "Grandi Editori". Non so se ho dimenticato qualcuno...
    Direi inoltre che un'ulteriore risposta è nel successivo post di Black Pawn.
    Io non ho mai giocato nè visto i prodotti di cui parla Mr Black qui sopra,ma leggendo quello che scrive mi sento di dire una cosa: per avvcinare il grande pubblico al mercato del gioco da tavola, gli editori (anche quelli appena nati) devono fare giochi "attraenti" sia nei materiali che nell'estetica. Se si realizzano "giochini fatti in casa" invece che un mercato dei giochi da tavolo ci avvicineremo ad essere un mercato dell'artigianato e molto difficilmente il mercato del gioco da tavolo in generale potrà crescere...

    Dany

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  16. Zio Tentacolo4 aprile 2012 11:54

    Ma che strano. Entrando in un negozio di giochi qualsiasi, o in un supermercato, avrei detto che Venditrice Giochi è più grande di Giochi Umidi... Per dire, all'Ipercoop ci sono in esposizione alcuni mucchi di -opoli (Monopoli, Metropoli), di -isiko (Risiko, FUTURisiko, SPQRisiko, Tisiko), persino qualche CLUEDO... ma non ho mai visto un Signoredeglianelli o Wings of War (quando erano ancora di Giochi Umidi). Eppure mi risulta che abbiano venduto zillioni di copie (lo zillione è un'unità di misura basata sul rigonfiamento testicolare causato dall'ascolto di Nina Zilli).
    Perciò, in breve, caro Dany, quello che stai dicendo è che i piccoli editori devono sacrificare il loro misero guadagno per far crescere il mercato, e i grandi editori (se esistono) devono tacere perché pur essendo grandi non fanno una mazza per ampliarlo?

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  17. Ehm ... no zio tentacolo . Forse mi sono espresso male . Dove ho scritto questa cosa? Io intendevo dire che se i piccoli editori fanno buone produzioni sia nei materiali che nell'estetica, è più probabile che i loro giochi possano essere accolti da un pubblico più ampio, con giovamento per loro stessi. Il concetto è : meglio un piccolo prodotto fatto a modo, che 2 o 3 progetti fatti un pò così così per avere qualcosa da vendere. Questa è solo una mia idea e la espongo solo perchè penso che sia un passaggio utile per lo sviluppo del gioco da tavolo.
    I grandi editori sono un altro capitolo, dove ho detto che devono tacere? . Io credo che difficilmente un grande editore pubblichi un gioco "poco attraente". Inoltre i grandi editori, in quanto tali, sono meno propensi al rischio, ma questo mi sembra ovvio. La "grande" Editrice Giochi ha 4 titoli e non fa altro che fare nuove edizioni dei soliti 4 titoli (non mi pare che faccia molto per ampliare il mercato. Ha quasi paura di fare altri giochi perchè forse teme che le persone potrebbero accorgersi che oltre a cluedo e risiko possano esistere altri giochi!) . Tra l'altro il titolo più profondo che ha tirato fuori negli ultimi 10 anni è ... "il gioco dell'oca"! Così non si educa la gente al gioco da tavolo! Così si educa la gente a giocare al lotto e al massimo al superenalotto come ha sottolineato il buon ligabue in un bell'articolo.
    Giochi preziosi non ne parliamo, perchè è completamente un altro mercato.
    Giochi Uniti, tra i grandi è quello che rischia un pò di più nei giochi che ci piacciono tanto, anche se hanno grandi edizioni, come FFG, quindi è un rischio un pò più contenuto. E' normale che sia così: chi glie lo farebbe fare ad investire in qualcosa di insicuro? Probabilmente GU opera direttamente sul venduto perchè la sua posizione rispetto al mercato italiano glielo consente.
    Chi rischia di più sono "i piccoli" (ora io non so quanto sono piccoli o se sono "mezzi grandi" , ma credo che siano decisamente più piccoli di quelli appena citati) : Asterion sceglie titoli spesso molto belli e li pubblica, DV prova a fare titoli interessanti con le proprie forze, Red Glove seleziona giochi e prova a distribuirsi, Giochix si impegna a creare giochi ed a metterli sul mercato ... (mi scuso per quelli che non ho citato... intendo un pò tutti) . Ecco di sicuro questi editori rischiano di più: provano ad investire in un canale "meno sicuro" del "gioco dell'oca" o di "risiko 987esima edizione" ed in titoli meno sicuri rispetto ad un successo internazionale della fantasy flight games che in italia può permettersi solo giochi uniti. Di sicuro inoltre quando acquistano rischiano: non acquistano in base al pre-venduto.
    E' chiaro che sono mie supposizioni, ma per inerzia la situazione dovrebbe essere questa (o molto vicino a questa).

    Insomma, quello che volevo dire è che, per natura (è normale e giusto che sia così!), i piccoli ad oggi sono costretti a rischiare di più ed io mi auguro che i loro sforzi un giorno siano ripagati e che il gioco da tavolo un domani possa diventare un passatempo giornaliero sulle tavole delle famiglie italiane.


    Ok, il discorso, pur essendo piacevole sta diventando troppo articolato :) . Ma in questo blog non si parlava di minchiate??? Io lo leggevo apposta!! :D Ah, ok , state dicendo che ci ho pensato io a scrivere un bel pò di minchiate :D E poi mi chiedo: Ma che fine ha fatto il concorso di miss puzzillo??? Io non ho visto le foto! Mi sono perso qualcosa??

    Dany

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  18. Zio Tentacolo4 aprile 2012 21:19

    Sì, Dany, è chiaro che i piccoli editori rischiano, ma direi che non possono fare altro.
    Anche Giochi Umidi rischia, e parecchio: ha perso praticamente tutti i giochi che vendevano, ora rischia pubblicando una versione rivista e corretta di Blue Max (in questo caso il rischio non è il gioco, ma aver ritoccato il regolamento: se i ritocchi sono dello stesso livello della precedente edizione italiana, vado a giocare a biglie con mio nipote...).
    Ma guarda cosa fanno i piccoli editori appena possono. Ghenos si attacca a Wild (c'è bisogno di commentare?), Red Glove si butta su Wings of Angiolino, Asterion fa piazza pulita di qualsiasi cosa abbia vinto un premio, fosse anche il Premio della Sora Lella.
    Il punto fondamentale, credo, è che ci piace dire di tutti i gruppi rock: "Dopo il primo disco sono diventati commerciali...". Io di solito a questa frase rispondo: "E stica, se non volevano vendere mica lo facevano, il secondo disco..."
    Se non si è capito il mio punto di vista, la colpa è del mirto che mi hanno portato stamattina, e che è già quasi finito.

    E ora avanti con le foto di miss Puzzillo. W la figa, altro che giochi.

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