lunedì 17 settembre 2012

De Vulgari Eloquentia - Li morta...

Modella: Olimpia Pagni
Fotografo: Luca Esposito
Titolo: De Vulgari Eloquentia
Anno: 2010
Autore: Mario Papini
Editore: Giochix.it (ita)
Tipo: da tavolo
Genere: gestionale
Tema: Medieval-clerical-culturale
Meccanica: piazzamento lavoratori, gestione risorse, memoria.
Giocatori: 2-5
Durata: 120'/190'
Difficoltà: 3/5
Dipendenza dalla lingua: dipendente dalla segnaletica, talvolta intraducibile.
Illustratori: alla memoria di M. Atkinson, P. Dennis, S. Jannerland
Gallery

[scritto da il Puzzillo]


De Vulgari Eloquentia è un titolo coraggioso, dal titolo al carattere con cui è scritto, dalle scelte grafiche a quelle stilistiche, dal tema all'ostracismo lessicale, dalla componentistica al costo.

Per coraggioso intendiamo quel genere di coraggio che vi porterebbe ad entrare in un bagno pubblico senza ciabatte. Saltando nelle pozze per vedere dove arrivano gli schizzi.

In realtà con De Vulgari Eloquentia Giochix fa di tutto per allontanare il giocatore (non esattamente una novità), è uno di quei giochi che mette alla prova l'insistente giocatore accanito con tutti gli scogli possibili, illudendolo con ciascuno che "il più è fatto".

Si ha questa sensazione innanzi tutto dopo aver toccato la scatola, ed ancor più dopo averla aperta. Ma, ovviamente, il più non è affatto fatto.

Si ha questa sensazione ancora passata la mezz'ora per dividere i numerosi e simili tasselli, i cubetti, le tessere, i cerchietti, le monete, i puzzilli e quanto si sia riuscito a chiudere dentro la scatola.

Poi di nuovo dopo aver accettato le dimensioni del regolamento, una burla, rispetto a leggerlo. Risalire a cosa sia cosa e dove sia e dove vada piazzato è un'opera, nonostante l'immagine di riferimento. Intuire una buona parte di questi "dettagli" è una parte fondamentale tanto per poter giocare quanto per poter dire "da qui sarà tutta discesa".

No. In compenso un'altra oretta se n'è andata, cercando di spiegarsi che pur essendo dello stesso colore dei giocatori i cubetti sono risorse indipendenti, che vanno piazzate in maniera alternata, pescati a caso, in un certo numero, perché la conformazione del tabellone renderebbe confusionaria la posizione degli stessi, che poi andranno spostati in certe altre piccole caselle, che caselle non sono, ma che per esclusione, una volta completato il setup, dove vuoi che vadano?

Diviene più facile capirlo se nelle 12 pagine su tre colonne di regolamento riuscissimo ad inquadrare, mentre cerchiamo di capire cosa diamine debba accadere, come ogni colore corrisponda ad una tipologia di personaggio, che non è propriamente un personaggio ma una risorsa, che però è un personaggio. Così i cubetti gialli sono badesse, i rossi politici, i neri pinguini e i verdi marziani.

Entriamo così nell'ostacolo ambientazione: medievale. Ottimo, come investire in bond tedeschi. Poi, d'improvviso, il "coraggio". La formazione della lingua, alla quale partecipare... andando in giro. Iniziando l'attività di "sostenitore della lingua" (no, quella che state pensando è un'altra ambientazione) da mercante per poi eventualmente divenire frate o cardinale, accumulando PV.
Malpensanti, no, non si tratta affatto di Punti Vittoria, bensì di Punti Volgare. Il che è stata comunque una delusione quando ci siamo resi conto che urlarci "li mortacci tua" non sarebbe servito a vincere. 

Ovviamente l'abbiamo fatto lo stesso.
E ovviamente sì, sono comunque punti vittoria.

Per cucire stretta un tema talmente particolare ("del caz*o" leggereste nel dizionario), l'editor (scherzo, nessuno pensa davvero che un editore italiano abbia un editor) ha deciso di caratterizzare con forza gli elementi, pretendendo che davvero i giocatori si riferissero alla track dei nove punti come a "la ricerca del Cantico delle creature di San Francesco", a quella dei sei punti come a "la ricerca dell'indovinello veronese", ai cubetti gialli come a "le badesse" (che più o meno sono le uniche che si ricordano, data la facile ironia del comprarle e usarle), e così alla dozzina di altre "faccio quest'altra ma che era?" azioni con precise nomenclature storiche, dal "piglio i soldi"-"piccoli affari" al "'sta cazza*a"-"apertura della biblioteca di Bologna" (o università, o smart shop, non ricordo). 

Troppa fiducia nei giocatori, o troppa fiducia nell'editor (ah), o scarsa stima dei giocatori, o presunzione che questi non abbiamo mai visto un gioco tedesco e che giochino un worker placement immedesimandosi nei personaggi storici.
Eh.Ci riusciranno, in momenti come quando, riempito il tabellone, avranno fraternizzato occupando un lato del tavolo per esporre i frati, uno per i cardinali, uno per la banca dei ducati, uno per i tasselli inutilizzati, uno per le pile di tessere da rimpiazzare, uno per la parte "dietro lo schermo" di ciascun giocatore e uno per la parte "davanti lo schermo" di ciascun giocatore. Basterà che ricordarsi di tenere lo spazio anche per il tabellone.
Allora il volgare andrà già in gran voga al tavolo.

Comunque, una volta superato lo scoglio della ricodificazione degli innumerevoli elementi di gioco, quando tutto sembrerebbe poter filare via liscio, ne appare un altro. O meglio, tanti piccoli irriconoscibili altri, quasi più un campo di asteroidi, che è quello che appare la mappa dell'Italia alto medievale. Una colorazione ideata per non penalizzare i daltonici, con un sistema al vaglio della comunità scientifica nominato "come due ditate negli occhi", in grado di pareggiare la condizione ottica dei giocatori di fronte all'opera: nessuno distingue un caz*o.
Abbazie, Monasteri, Cattedrali, sono simboli piazzati senza altre indicazioni, le piccole zone si ammassano costringendo a riportare le indicazioni e gli spazi necessari con frecce, riempiendo così anche gli spazi di mare, già messi in difficoltà con le ancore dei porti la cui appartenenza sorprende e confonde più di una volta proprio a causa di un posizionamento non felicissimo.

- Non c' è modo di evitarli capitano.
- Ne usciremo pilota, ne usciremo.

Ne usciranno, male. Il resto del pur ampio tabellone è infatti zeppo di tracciati e di spazi azione su cui piazzare i relativi dischetti, così che sia piuttosto difficile, soprattutto per gli over trenta e per i poco pazienti, distinguere qualcosa. Durante i primi turni si tenderà a fare quel paio di cose che si è riusciti a ricordare e riconoscere, dopo il primo terzo di partita, poi, osservando gli altri, si comincia ad andare a tentoni toccando altre azioni qua e là.
Durante la prima partita.

Ammesso che ve ne saranno altre.

Ancora, a non venire in contro alla già difficile vita del giocatore sono i colori delle "tessere colorate" (parti di manoscritti mi pare fossero, o comunque una cosa non tanto importante da avere un nome storico), che possono essere acquisite solo stando nella regione della mappa del colore corrispondente. Sembra facile, e lo sarebbe, se i colori corrispondenti corrispondessero (o se almeno fossero quel tantino meno sbiaditi da poterli definire ancora colori); credo sia più corrisposto il mio amore per Jessica Alba. 
Ah, se solo Scarlett non si fosse messa di mezzo... la gelosia è una brutta bestia.

Ma anche Giochix non scherza.

Tra le mille cose che ormai brulicano sul tabellone si trovano una quantità di modi per accumulare PV (sì, sempre volgarità, che poi è vittoria, un po' come nei forum dei giocatori), se ne rimediano più o meno facendo qualsiasi cosa in realtà, un po' come i "vaffa" durante una giornata, tanto per rimanere in tema.

Se non dovesse bastare però, per fortuna, a fine partita c'è l'opportunità di ricavarne qualche altro, un bel po' a dire il vero, come è indicato nella tabella riassuntiva dietro lo schermo di ogni giocatore.
Sì, c'è lo schermo, sì, in un gioco gestionale del 2010 con quasi venti azioni diverse il buon Papini (o il perfido editor) ha deciso che c'è bisogno della memoria. Potevano metterci una copia della settimana enigmistica, e invece hanno preferito gli schermi del giocatore. Bene:


Risolvi l'equazioni data l'incognita V. Senza finire davanti al giudice.

A gioco ormai ben avviato appaiono ancora sassolini a impedire che il percorso risulti in qualsiasi momento vagamente comodo. Ad esempio il sistema di ordine del turno misto: tra precedenza inversa sulla scala della conoscenza/cultura/saper leggere bene/quella per prendere i punti, e la track del riposo. Quindi, chiaramente, chi è più in dietro sulla scala della conoscenza/cultura/saper leggere bene/quella per prendere i punti è più avanti nell'ordine di turno, a meno che qualcuno di quelli più dietro non sia più avanti nella track del riposo, in tal caso quello che si riposa di più agisce prima di quello che non capisce un caz*o. 

Ovviamente le scale del riposo e dell'ordine di turno sono poste in ordine inverso l'un rispetto all'altra, ossia, essendo poste una sotto l'altra più sei a destra nella prima più sei a sinistra nella seconda, sempre eventualmente considerando quanto più in dietro sulla scala della conoscenza/cultura/saper leggere bene/quella per prendere i punti.
Per dire, è 'na roba.

I voti invece, pur presenti, si sentono come il sale nello strudel, apparendo sotto forma di reale asta solo una volta, per giunta marginale. Un punto per Papini, beccati questa editor.
Ricordiamoci giusto che i voti sono i cubetti colorati, quelli di cui parlavamo prima, per intenderci, il politico vale tre voti, il marziano zero.

Il po' di movimento su mappa, con la casualità delle tessere disponibili sono gli elementi che fanno altalenare i turni dall'impossibilità di fare tutto il necessario all'impossibilità di fare qualcosa di veramente utile. Tanto che dopo tutta 'sta fatica verrebbe quasi di rigiocarlo, prima o dopo, tipo prima di essere riesumati, o dopo che il medico legale abbia stabilito "suicidio".

Ringraziamo Luca Esposito che ha reso possibile avere l'immagine della nostra badessa orientale Olimpia Pagni, qui particolarmente devota al proprio compito. Se le immagini del gioco fossero state così le avremmo distinte meglio.
Non è vero, ma certamente ce ne saremmo ricordati.


8 commenti:

  1. Non ci sono motivi razionali per imbarcarsi in una partita a Siena o a De Vulgari Eloquentia. Però quando vedo quelle scatole...che ve devo di, ho sempre voglia di giocarci!

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  2. Un gioco il cui valore dipende molto dall'arredamento.

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  3. Uhm.. Mi sa che quella dell'arredamento non l'hp capita :-(

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  4. E' un bel soprammobile.
    Un po' come certi tomi che si tengono nella libreria solo per impressionare gli ospiti ma che in realtà si toccano solo per spolverarli.

    'na roba così.

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  5. Concordo, perché effettivamente non é facile trovare qualcuno cosi pazzo da volerci giocare...però ribadisco che a me piace, e in 2 o 3 non é nemmeno poi cosi pesante e noioso

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  6. Pesante proprio no, e di solo gioco, al netto delle difficoltà deliberatamente aggiunte per rendere la vita difficile alle persone normodotate, non si ha nemmeno una durata eccessiva. Ma la quantità di ostacoli per arrivare a quel punto... be', tarapia tapioco, come fosse antani.

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  7. Pesantissimo é il downtime di una partita a 5 giocatori...per quello dicevo che ormai lo gioco volentieri solo in 2 o 3

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  8. Sì, spesso le possibilità estreme 2 o 5 che sia, sono piuttosto stiracchiate per aumentare il target di acquirenti, in certe tipologie di gioco per di più il downtime è un aspetto notoriamente trascurato. In questo caso potremmo dire "non più di altri", senza nulla riconoscere al downtime!

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